Immagina di essere un giovane pieno di idee e ambizione.
Immagina di intuire prima degli altri che qualcosa intorno a te sta cambiando.
Immagina che questo “qualcosa” è davvero qualcosa di grosso.
Inizia così la storia di Ardesia:
molto prima della nascita di Ardesia.
Il mondo era fatto di carta ma oltreoceano stava arrivando qualcosa.
Qualcosa di grosso, appunto.
Nel 1991 Richard lavorava come consulente in un’importante realtà del territorio.
Di quelle realtà dove o sei dentro o sei fuori.
Di quelle dove le novità arrivano prima degli altri.
Di quelle dove, quelle novità, nessuno le sa usare.
E la novità,
in questa pre-istoria,
si chiama Mac.
Nel 1991 il Mac era uno scatolotto cubico dal design di dubbio gusto (oggi diremmo vintage) con una sottile fessura orizzontale, che serviva per inserire ed estrarre un dischetto.
Nessuno, però, in quell’importante realità del territorio, sapeva come tirare fuori quel maledetto dischetto.
“Buttiamolo via!”
esclamò il boss,
con la tipica impazienza da imprenditore vicentino,
la stessa che ha reso la terra del Palladio un polo produttivo di scala mondiale.
Fortunatamente Richard trovò il modo di estrarre quel dischetto (bastava spostare l’icona nel cestino… semplice no?) e il Mac fu salvo.
Ma fu un’app, all’interno del Mac, ad affascinare questo giovane pieno di idee e ambizioni. Un’applicazione che in qualche modo coinvolgeva un cavallo, basata sul concetto di hyperlink.
Ovvero, sull’idea di collegare le informazioni non in modo lineare ma tramite una rete logica.
Per Richard fu una svolta:
le sue intuizioni su questo mondo in evoluzione si stavano concretizzando.
Siamo nel pieno degli anni Novanta, l’industria apre le porte al’ICT e lo fa a tutti i livelli, automatizzando produzione e organizzazione. Ha inizio la prima digitalizzazione. Ha inizio la storia di Ardesia.
È il 1997.
La società viene chiamata Ardesia.
Un nome forte come la roccia ma che, soprattutto, compariva tra le prime righe delle allora indispensabili Pagine Gialle (geniale, no?).
Richard è un commerciale nato, appassionato di tecnologia. Ma per la neonata Ardesia manca ancora qualcosa: manca una vera competenza di codice, qualcuno che riesca a tradurre le idee in fatti.
Fortunatamente quel qualcuno arrivò presto:
è Andrea, l’anima “tecnica” di Ardesia, che dopo qualche anno entra in società.
“Quando partimmo non eravamo gli unici. Centinaia di altre persone (che oggi chiameremmo nerd) si stavano lanciando nel business della tecnologia e aprivano le loro aziende innovative (che oggi chiameremmo start up)”.
“Volevamo proporre progetti diversi da quelli che offriva il mercato e andare oltre gli inflazionati corsi di Office o la rivendita di hardware. Volevamo entrare nel mondo della documentazione aziendale”.
Erano gli anni del boom economico, i “ruggenti anni Novanta”, le aziende italiane crescevano a velocità esorbitante.
In quegli anni un prodotto, ancora poco conosciuto in Italia, stava spopolando in tutto il mondo.
Notes si basava su un principio all’epoca rivoluzionario: la condivisione tra utenti. Un concetto che oggi sembra quasi scontato ma che all’epoca non lo era affatto.
L’idea di comunicazione in tempo reale su modello di Notes, molto prima della nascita del web, è la scintilla di cui Ardesia aveva bisogno.
Ardesia importa Notes in Italia e si lancia nel mercato IT sviluppando applicazioni per il networking, la collaborazione e la coordinazione fra gruppi di persone.
L’obiettivo è diffondere la cultura della condivisione.
Queste app destrutturate permettevano alle aziende di gestire le informazioni attraverso sistemi documentali a basso costo, abbandonando le scomode cartelle del file system.
Molte imprese locali si stavano trasformando in realtà internazionali, con sedi in tutto il mondo. E di pari passo con questa espansione, cresceva la necessità di condividere le informazioni a livello mondiale.
Per questo tipo di imprese scambiarsi documenti era costosissimo, poiché era ancora necessario utilizzare il fax.
La svolta arriva con un cliente che commissiona un grosso progetto di gestione documentale.
Ardesia mette insieme un sistema di collegamento rete per condividere documenti anche oltreoceano.
Ci specializzammo così in progetti custom: in un momento storico in cui le imprese italiane si stanno informatizzando, Richard e Andrea erano convinti che imporre prodotti standardizzati non avrebbe aiutato le aziende in questo processo.
Bisognava che la tecnologia si avvicinasse alle imprese, non viceversa.
E la strategia fu vincente.
Negli anni Duemila il web e la Posta Elettronica irrompono nella vita delle persone e delle aziende.
Il mondo inizia a muoversi e l’e-mail inizia a diventare uno strumento esponenziale per la condivisione di informazioni.
Anche noi iniziammo a vendere strumenti di posta e diventammo presto un punto di riferimento per le applicazioni Lotus Notes e per tutto ciò che riguardava il dato “fuori” dal gestionale.
Il digitale inizia a farsi strada nelle imprese italiane e il mondo si stava standardizzando a livello tecnologico.
Ma c’era ancora un abisso tra questo e una vera e propria informatizzazione.
Il “problema” era che tutte le aziende erano ancora troppo legate alla carta.
Capimmo così che, al di là dei potenti mezzi offerti dalla Silicon Valley, era necessario abituare le aziende all’idea di digitale. E lo facemmo partendo proprio dal loro principale asset: il documento.
“Andavamo dalle aziende, chiedevamo come erano organizzati i loro processi, cosa facevano fisicamente le impiegate nel momento in cui si ritrovavano in mano un documento, dove si bloccavano le procedure, dove erano destinati i costi. Solamente dopo arrivava la tecnologia”.
Tra il 2010 e il 2015 realizzammo così i primi grossi progetti di dematerializzazione.
Nel 2012 viene istituita l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), un momento cruciale per l’Italia in termini di digital transformation poiché per la prima volta l’idea innovazione tecnologica è promossa e ufficializzata dallo Stato.
Vengono emanate normative nazionali che coinvolgono proprio i documenti e i processi digitali a essi legati.
Jazzy fu un nome scelto quasi per caso.
Ci piaceva l’idea di associare allo “strumento” digitale il concetto di musica. Immaginavamo i nostri clienti “suonare” sui tasti del pc e dirigere la propria orchestra di documenti.
Ardesia inizia a identificarsi in una doppia identità:
quella creativa, che ci permette di andare oltre gli schemi e ideare progetti e prodotti innovativi; quella razionale, che ci permette di dare forma alle idee.
Non è la specie più forte, né la più intelligente, a sopravvivere. Bensì quella più propensa al cambiamento.
Darwin
Mai questo aforisma risulta oggi tanto calzante.
Abbiamo sentito, proprio quest’anno, la necessità di apportare alcuni cambiamenti.
Oggi Ardesia ha, si può dire, due anime, che convivono in perfetta armonia:
quella dei prodotti standard e quella dei progetti custom.
A queste, si aggiunge la parte assistenziale, che è per noi fondamentale nel rapporto con i nostri clienti.
Il primo grande cambiamento è avvenuto proprio per dare maggiore forma alla nostra identità: un logo nuovo, una nuova
Ed è questa, fino a oggi, la storia di Ardesia.